Il karaoke non è altro che cantare con l'aiuto di una guida, il testo infatti scorre in modo sincronizzato sulla base di una canzone a cui manca la traccia vocale e che quindi ci guida nel cantare anche una base che non conosciamo. Il termine stesso deriva dall'unione di due parole giapponesi.

L'origine del karaoke è sconosciuta, l'unica certezza è che il primo apparecchio karaoke fu inventato dal musicista giapponese Daisuke Inoue, a Kobe, nei primi anni settanta. In Europa diventa popolare dieci anni dopo e in Italia spopola negli anni novanta in seguito alla omonima e fortunata trasmissione televisiva condotta da Fiorello, dove tra l'altro muove i suoi primi passi la cantante Elisa. Con il boom dei pc, il karaoke trova la sua massima applicazione e diffusione anche grazie alla nascita, negli anni ottanta, del Musical Instrument Digital Interface, il protocollo midi.  Il midi è, da una parte, un linguaggio informatico, ossia una serie di specifiche che danno vita al protocollo, dall'altra, un'interfaccia hardware che consente il collegamento fisico tra i vari strumenti. Entrambi questi aspetti sarebbero probabilmente sostituibili da sistemi più performanti, nonostante ciò, il midi è rimasto pressoché inalterato ed è intensamente utilizzato nella produzione di musica digitale. Il midi nacque dall'esigenza di far comunicare diversi strumenti elettronici tra loro, e per garantire la loro piena compatibilità ogni costruttore fu invitato a partecipare alla stesura definitiva delle prime specifiche midi. Nell'agosto del 1983 le specifiche midi furono presentate al pubblico alla fiera del National Association of Music Merchants - NAMM, tenutasi a Los Angeles. L'immediata popolarità dello standard creò divisioni all'interno del comitato fondatore: i produttori americani si unirono nella MMA (Midi Manufactures Association) mentre quelli giapponesi fondarono la JMA (Japan MIDI Association). I due consorzi svilupparono delle caratteristiche non sempre pienamente compatibili tra loro. Queste divergenze furono risolte nel 1985, quando la IMA (International MIDI Association) pubblicò la versione 1.0 delle specifiche midi, istituendo di fatto lo standard del protocollo. Una delle caratteristiche fondamentali del midi è l'essere un'interfaccia multicanale. Grazie a delle applicazioni software chiamate sequencer, installabili sia in unità hardware specifiche, sia in normali personal computer, si possono registrare performance musicali sotto forma di messaggi midi, per poterle successivamente modificare e ri-ascoltare. Il compito di sincronizzare le varie sequenze midi è delegato al "codice temporale midi", standard mondiale per la sincronizzazione della musica digitale, che costituisce un'implementazione del codice temporale SMPTE. Un file midi è un file che contiene dati comunicabili tramite il protocollo midi. Il midi supporta fino 16 canali (1-16) ("midi channel"), con la possibilità di suonare fino a 16 suoni diversi contemporaneamente (ossia multitimbrico a 16 parti). Le modalità per ottenere tutto ciò variano a seconda della tipologia degli strumenti utilizzati. Tramite il formato .kar (abbreviazione di karaoke), estensione del midi, è anche possibile sincronizzare il testo di una canzone con la musica. Il file midi, o più formalmente Standard midi File (SMF), è un archivio contenente dati, informazioni espresse in uno o più byte. Tali informazioni organizzano, pertanto, un sistema compiuto di regole: il protocollo (o codice) midi . Esse sono comprensibili dai programmi-lettori midi (sequencer), che le riconoscono e le interpretano come istruzioni da eseguire.
Sezione Midi-Kar Vari
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